il Medioevo
Santi Vincenzo e Anastasio alle Tre Fontane
E’ una delle chiese, la più grande, che costituisce il complesso abbaziale delle Tre Fontane, unitamente alle altre chiese di San Paolo e di Santa Maria Scala Coeli e agli edifici monastici.
Specifiche | Chiesa annessa-luogo sussidiario di culto della parrocchia di S. Gregorio Barbarigo |
Proprietà | Ente Religioso Cattolico |
Affidamento | Ordine dei Cistercensi della Stretta Osservanza (OCSO) |
Accesso | 6:30-20:45 |
Bibliografia | M. Armellini-Le chiese di Roma dal secolo IV al XIX-1891; C. Rendina - Le Chiese di Roma-Newton Compton-2004; abbaziatrefontane.it/complesso-delle-tre-fontane |
Indirizzo | Via di Acque Salvie, 1 – Quartiere Ardeatino |
Realizzazione | Eretta a cavallo tra il XII e il XIII secolo |
Stile architettonico | Romanico |
Architetto | Ignoto |
da non perdere | Decorazioni affrescate |
Storia
La chiesa dei Santi Vincenzo e Anastasio è la più grande delle tre chiese che compongono Il complesso abbaziale delle Tre Fontane, sorto sul luogo del martirio di S. Paolo. Qui, nel 625, papa Onorio fece edificare sul luogo una chiesa con un annesso monastero, dove i monaci greci, ai quali era stata affidata, vi trasferirono le reliquie di S. Anastasio, monaco persiano, al quale si aggiunsero, nel 1370, quelle di S. Vincenzo di Saragozza, martire spagnolo, che fu associato al primo nella dedica della chiesa.
Nel 1138 Innocenzo II concesse il complesso ai monaci cistercensi che costruirono nel 1140 una nuova chiesa e un monastero: i lavori di edificazione giunsero a compimento nel 1221 con la consacrazione della chiesa da parte di papa Onorio III.
Nel 1600, in vista dell'Anno Santo, l'intero complesso fu restaurato, ma poi fu in parte abbandonato a causa dell'imperversare della malaria nella zona.
Nel 1809, durante l'occupazione francese di Roma, i cistercensi furono estromessi dal complesso che, nel 1826, fu concesso ai francescani conventuali e, infine, nel 1868 Pio IX lo affidò ai monaci trappisti, che provvidero alla bonifica della zona e ai lavori di restauro degli edifici. In questa occasione un ampio mosaico policromo del II secolo con le immagini delle Quattro stagioni, proveniente dal mitreo imperiale di Ostia, fu installato nella navata centrale.
Esterno
La facciata è preceduta da un portico tetrastilo in laterizi tetrastilo composto da colonne di marmo orientale e capitelli ionici e da un tetto a capanna che si sviluppa lungo tutta la lunghezza delle tre navate.
Nell’architrave, in cui sono inserite ceramiche del XIII secolo, è retto da quattro colonne di granito bigio con capitelli ionici di spoglio, mentre nei pilastri angolari e sui fianchi la funzione dei capitelli è svolta da mensole ricavate dal taglio di un architrave romano riccamente decorato. Sull'architrave marmoreo è incisa un'iscrizione commemorativa del XV secolo.
Interno
L'interno, austero e semplice, secondo le forme tipiche dell’architettura cistercense che non prevedeva edifici sontuosi né decorazioni scultoree o pittoriche, presenta una pianta a croce latina, suddivisa in tre navate da nove pilastri che si affacciano sulla navata centrale attraverso archi a tutto sesto. La luce si diffonde nell'aula liturgica attraverso finestre monofore decorate con vetrate di epoca recente e dal fronte della navata centrale attraverso un oculo e cinque finestre monofore.
Nel centro della crociera, al posto della cupola, le navate si incontrano attraverso tre archi a tutto sesto, che danno accesso al presbiterio e alla navata trasversa.
Le navate sono decorate con dipinti murali ad affresco, databili alla seconda metà del XVI secolo, di scuola raffaellesca raffiguranti, sui pilastri, i Dodici apostoli; accanto all'altare, sulla destra il Battesimo di Cristo e, sulla sinistra un Noli me tangere.
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